Cerca

La vita americana raccontata da Lana del Rey

Scritto da Lucia Addona / March 19, 2021

Che Lana fosse un’eccellente cantautrice era cosa oramai risaputa, eppure ci ritroviamo ancora una volta stupiti davanti alle capacità di un’artista a tutti gli effetti. Gli ultimi anni hanno infatti rappresentato l’apice del processo creativo della cantante: sin dall’uscita di “Norman Fucking Rockwell!” nel 2019, Lana ha infatti iniziato un periodo estremamente produttivo e fruttuoso, non smettendo mai di scrivere. Nella breve pausa tra gli ultimi due album ha avuto anche il tempo di pubblicare una raccolta di poesie chiamata “Violet Bent Backwards Over The Grass” accompagnata da uno spoken word album. Oggi esce il suo anticipatissimo settimo album in studio: “Chemtrails Over The Country Club”. Il disco si presenta come un flusso di pensiero arricchito da melodie delicate e dalla voce della cantante, che non ha mai “suonato” così bene. Ma se il disco è stato già acclamato da fan e critica a poche ore dalla sua uscita, è merito anche del talento di Jack Antonoff: amico, produttore e co-scrittore responsabile di tutti gli ultimi successi di Lana.

L’album si apre con “White Dress”, un brano sussurrato all’ascoltatore, che parla dei tempi passati a fare la cameriera quando aveva 19 anni, prima che la fama la trovasse. In questa canzone, come anche in molte altre, troviamo un approccio più diretto nel riferire il messaggio all’ascoltatore senza utilizzare troppe figure retoriche. A questo proposito Lana ha detto: «la cosa che mi piace di questa canzone è che nonostante la sua peculiarità, quando arrivi alla fine capisci esattamente di cosa sto parlando. Non sopporto quando una canzone ha una bella melodia ma non capisco di cosa stanno parlando». Il secondo brano in scaletta è “Chemtrails Over The Country Club”, miglior canzone dell’intero disco. In questa, Lana descrive la stereotipica scena idilliaca del “quintessential American” che si rilassa al Country Club mentre aerei attraversano il cielo. Lana ha affermato che la maggior parte delle tracce riguardano i suoi “familiari e le (sue) bellissime amiche” che compaiono anche nella copertina del disco. Ha inoltre aggiunto che ha scelto questa come title-track perchè nel testo parla di tutte queste persone a lei care.

“Tulsa Jesus Freak” è una delle canzoni più orecchiabili del disco e quella che forse si discosta maggiormente dalla musicalità classica della cantautrice, che però viene subito ripresa dalla canzone successiva. “Let Me Love You Like A Woman”, scelta come singolo di lancio, è stata la prima canzone a cui Lana ha lavorato e che ha pubblicato dopo NFR!. Il video musicale è stato creato e girato da Lana stessa con il suo cellulare. Le immagini che si susseguono sono quelle della cantante con i suoi amici e la sua famiglia, alternate a spezzoni dei suoi concerti.

Il disco prosegue con la ballata “Wild At Heart” che contiene elementi compositivi del brano “How To Disappear” (incluso in NFR!) e dipinge scene di fama e successo con un taglio quasi Lynchiano, regista a cui Lana fa spesso riferimento: “But I'm not a star/If you love me, you'll love me/'Cause I'm wild, wild at heart”. A metà tracklist troviamo: “Dark But Just A Game” che contiene una struttura musicale più complessa ed articolata rispetto ai brani precedenti e “Not All Who Wander Are Lost” che precede il bell’arpeggio di chitarra di “Yosemite”.

Un’altra delle canzoni più belle dell’album è sicuramente “Breaking Up Slowly” cantata in duetto con la cantante country Nikki Lane, in cui Lana narra uno dei suoi temi più ricorrenti, quello di un amore tormentato: “I love you only, but it's making me blue […] It's hard to be lonely, but it's the right thing to do”.
Giungiamo quindi alla fine dell’album con l’ultima canzone firmata Del Rey-Antonoff prima di arrivare alla sorpresa finale. In “Dance Till We Die” la cantante nomina le cantautrici a cui ha sempre fatto riferimento e che oggi, da idoli sono diventate amiche: “I've been covering Joni and dancing with Joan/Stevie's calling on the telephone”. E quasi “profeticamente” a chiudere le danze ci pensa proprio una cover di una delle canzoni più belle di Joni Mitchell: “For Free”, che Lana canta con le artiste Zella Day e Weyes Blood.

“Chemtrails Over The Country Club” è un disco ricercato, che non delude le alte aspettative degli ultimi anni. È un album più essenziale e meno orchestrale rispetto a NFR! ma che già al primo ascolto ti cattura grazie ai suoi toni delicati e melodici accompagnati dai bellissimi testi. Le doti incredibili e immediatamente riconoscibili di Lana come storyteller la porteranno a diventare una di quelle “timeless artists” a lei tanto care e ad ambire così ad un posto tra Joan, Stevie e Joni.

Ascolta
Torna Su