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Medicine At Midnight: i Foo Fighters sorprendono ancora

Scritto da Lucia Addona / February 05, 2021

Dopo nove dischi, un live album e un Greatest hits è difficile portare in tavola un suono nuovo, fresco ed originale. Ma i Foo Fighters non sono certo gli ultimi arrivati… se poi ci fermiamo a pensare e riflettere sul contributo di Dave Grohl alla musica rock e grunge, partendo dai Nirvana e arrivando ai Foo Fighters, l’impatto della rockstar sulla musica degli ultimi 30 anni è indiscutibile. E il fatto che riesca tuttora a sorprendere è ancora più impressionante. “Medicine At Midnight”, prodotto da Greg Kurstin (vincitore di 7 Grammy Awards), con le sue nove tracce e 37 minuti di lunghezza si presenta come l’album più sperimentale della band in tema di sonorità pop, un disco vivace e divertente ma comunque pieno di inni corali da stadio classici Foos. Una dichiarazione d’amore alle rock band degli anni ‘70 e ‘80, un “Let’s Dance” (famosissimo album di David Bowie) dei Foo Fighters, come è stato definito da Dave. Se si fa attenzione infatti, è possibile trovare una reference per ogni traccia nel disco, riuscendo però nel compito più arduo: quello di essere un omaggio e non una copia. La band stessa ha pubblicato una playlist chiamata “The Music Behind Medicine At Midnight” (potete ascoltarla qui), proprio a sottolineare questa volontà. Un album modern rock che si distacca dal loro consueto post-grunge ma che nonostante le differenze si inserisce perfettamente nella loro discografia.

Il disco si apre con “Making a Fire”, una canzone dal groove Aerosmith, dove Dave canta «Are you afraid of the dark?/ I know a place we can start […] It's time to ignite/I'm making a fire» accompagnato da un coro quasi gospel. La chicca di questa traccia è che a capitanare il coro c’è la voce di Violet, figlia di Dave e aspirante musicista.  La seconda canzone in scaletta è “Shame Shame”, primo singolo estratto, pubblicato lo scorso novembre. È un brano che si distacca molto dal classico sound dei Foos, ma è anche la canzone che ha permesso loro di introdursi in un nuovo territorio ed esplorare melodie diverse dai lavori precedenti. Il video musicale vede Dave Grohl nella insolita veste di “ballerino” in una coreografia suggestiva insieme all’attrice/ballerina Sofia Boutella.

le chitarre in questo brano sono un bell’esempio di come i Foos abbiano mischiato il loro classico sound graffiante a nuove (vecchie) sonorità. Il disco prosegue con il terzo singolo estratto “Waiting on a War”. La storia dietro questa canzone parte da una conversazione che Dave Grohl ha avuto con sua figlia Harper: «un giorno la stavo accompagnando a scuola, lei si è girata e mi ha chiesto “Papà ci sarà una guerra?”. È stato come un pugno allo stomaco realizzare che lei stava vivendo sotto la stessa nuvola nera che io avevo sentito 40 anni fa (quando era bambino e sentiva gli effetti della Guerra Fredda ndr). Ho scritto questa canzone quel giorno lì». Il frontman ha poi aggiunto di ritenere “Waiting On A War” una delle migliori canzoni che la band abbia mai scritto.

La title track “Medicine at Midnight” si aggiunge alla lista delle migliori canzoni dell’album, ciliegina sulla torta l’assolo finale alla Dire Straits. Il brano successivo è il più metal del disco: “No Son of Mine” strizza l’occhio a “Ace Of Spades” dei Motörhead, band molto importante per Dave che era anche grande amico di Lemmy. Il bassista Nate Mendel ha definito impegnativo il processo di registrazione di questo brano, questo perché per la prima volta la band ha provato un approccio diverso. Al posto di registrare live le varie jam session e lavorare con quello che avevano, hanno deciso di partire da zero e costruire la canzone dalla base per poi implementare man mano i vari strumenti.

A chiudere l’album ci pensano “Holding Poison”, pezzo estremamente orecchiabile e forse la canzone più Foo Fighters dell’album, “Chasing Birds” dove il ritmo rallenta sulle parole « Chasing birds to get high/My head is in the clouds/Chasing birds to get by/I'm never coming down» e “Love Dies Young”, il brano più contemporary rock nel quale i Foos riaccelerano il ritmo per concludere in bellezza.

“Medicine At Midnight” è un perfetto decimo disco, una sorta di spartiacque nella loro discografia e la riconferma che i Foo Fighters hanno ancora tanto da raccontarci. Dave Grohl ha anche annunciato un imminente documentario chiamato “What Drives Us”, riguardante l’amore per la musica live e la loro eredità musicale dopo i 25 bellissimi anni di carriera (festeggiati lo scorso anno). Nell’attesa non ci resta che ascoltare a ripetizione questo album e imparare a memoria le canzoni in vista di un ritorno in tour da parte di una delle migliori live band del panorama contemporaneo.

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